Sala 42

PAOLO SCIRPA

Biografia

BIOGRAFIA  di  PAOLO  SCIRPA

 

Nasce a Siracusa il 5 luglio 1934; sin dall’adolescenza studia  pittura nella locale Scuola d’arte, proseguendo successivamente gli studi artistici a Palermo ed a Catania. Soggiorna negli anni Sessanta in diverse città europee, approfondendo la conoscenza delle avanguardie storiche. Frequenta per molti anni le officine grafiche di Salzburg alla Kunstlerhaus ed alla Internationale SommerAkademie fr Bildende Kunst culturalmente animata da Oskar Kokoschka; riceve il Premio della città per la litografia e vi incontra John Friedlaender nel cui studio successivamente lavorerà a Parigi. Nel 1965 partecipa alla IXa edizione della Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma. Nei primi anni della sua attività propende verso un espressionismo lirico già preoccupato dalla sintesi formale. Il suo impegno è di offrire un contributo umano ed artistico rispondente al proprio tempo. Nel 1968 si trasferisce a Milano dove sarà, più tardi, titolare di una Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tiene una sua personale nel ’69 a Milano, alla Galleria l’Agrifoglio, presentato da Vittorio Fagone, nel ’70 ad Amsterdam, Galerie De 3 Hendricken , nel ’74 a Bergamo, Galleria Fumagalli ed a Salzburg, Galleria Achleitner. In questo periodo i suoi interessi spaziano dalle ricerche del Nouveau Réalisme di Pierre Restany alla Pop Art. Nel 1972 presenta alla mostra “L’Oggetto Posseduto”, presso la Galleria San Fedele, un’opera di denuncia sociale, ”Megalopoli consumistica”, incentrata sull’assemblaggio di una gran quantità di involucri e contenitori a perdere. Successivamente, Gillo Dorfles ne pubblica l’immagine nel suo libro “L’intervallo perduto”, edito da Einaudi. Scirpa trae spunto anche dal Manifesto Tecnico della Scultura Futurista di Boccioni, che aveva teorizzato la possibilità di impiego della luce elettrica nell’opera d’arte e si collega alle sperimentazioni dell’Arte Ottica, incentrate su valori plastici di base e su problematiche percettive. La sua ricerca si orienta verso una dimensione in cui il colore non è più dipinto, i volumi non sono più scolpiti, una dimensione in cui divengono protagonisti, immateriali e spettacolari ad un tempo, gli elementi primi della luce e dello spazio. Attorno alla metà degli anni Settanta, Scirpa avvia dunque la realizzazione di opere che vengono definite da Carlo Belloli, in un suo approfondito saggio critico, “ludoscopi”, sculture che, per mezzo di un sistema di specchi e di luci al neon e tramite il gioco combinatorio di elementi essenziali - minimali (quali triangoli, cerchi, quadrati), propongono la percezione di spazi abissali, di profondità illusorie. Opere di grande suggestione e di immediato impatto visivo: in esse la luce non è più un elemento raffigurato, ma è opera essa stessa, generata dall’interno, che crea fughe prospettiche all’infinito, “veri iperspazi-luce”, in cui “si pratica l’abolizione del limite tra il reale e l’illusorio”, come nota Corrado Maltese, che nel 1981 lo segnalerà per la Pittura sul Catalogo Nazionale d’Arte Moderna Italiana Bolaffi, edizione Giorgio Mondatori e Associati. Al posto dei tradizionali segni della pittura si ha la generazione di segni/luce, segni/colore, che ci fanno affacciare su spazi vertiginosi, virtuali. Sono anni in cui Scirpa conosce esponenti del MAC , tra cui Bruno Munari, che scrive sul suo lavoro evidenziandone l’aspetto ludico ed entra in contatto con i gruppi dell’Arte Ottica e Cinetica, come il GRAV a Parigi o il Gruppo T a Milano. I suoi spazi virtuali sollecitano l’attenzione anche di studiosi dei rapporti tra arte e scienza, tra cui il cibernetico Silvio Ceccato, per cui ha modo di riflettere sui meccanismi del pensiero umano ed alcuni studiosi che pubblicano i suoi progetti di spazi-luce come Roberto Vacca, in un suo saggio “Progettare impatti ambientali positivi” sulla rivista VIA, Giorgio Prodi , nei suoi testi “I meccanismi della mente” sul Sole 24 ore e Carmelo Strano in “Art Reflections e Techno Art” sulla rivista Arca.  Dal 1977 sue opere sono presenti annualmente, fino al 1991, nella sezione cinetica del Salon “Grands et Jeunes d’aujourd’hui” al Grand Palais des Champs-Elysées di Parigi. Negli anni Ottanta sviluppa i suoi primi interventi progettuali sul territorio: tramite fotomontaggi, Scirpa simula l’inserimento di monumentali ludoscopi e relative vertiginose fughe prospettiche all’interno di paesaggi, edifici, monumenti, città, siti archeologici. Nel 1982 il Symposium de Sculpture della città di Caen (Francia) sceglie il progetto di un suo ludoscopio che viene installato in permanenza alla Bibliothèque Municipale. Nel 1983, in occasione dell’anno leonardesco, egli compie una verifica del proprio lavoro, riscontrando nel Codice Atlantico alcuni principi sulla riflessione della luce che si ritrovano nei suoi ludoscopi: cambiano naturalmente i mezzi, specchi trasparenti e luci al neon. Nel 1984 presenta due personali in Giappone a Nishinomiya Koshienguchi e ad Iida Nagano. Nel 1985 Scirpa aderisce al manifesto dedicato da Carlo Belloli alle "direttrici operative della nuova visualità", partecipando alla prima rassegna del gruppo svoltosi nelle sale di Arte Struktura a Milano ed alle successive manifestazioni di questa nuova tendenza della comunicazione inoggettiva; nello stesso anno aderisce all'associazione AST (Arte-Scienza-Tecnologia) di Roma partecipando alla mostra di Palazzo Venezia "Artisti oggi tra scienza e tecnologia" curata da Corrado Maltese e ad altre manifestazioni sullo stesso tema; segnalato da Bruno Munari, partecipa alla mostra “La cosa inventata” Seibu Art Forum Italian Fair, a Tokio Ikebukuro, Osaka, e successivamente a Milano. Nel 1986, in occasione della mostra Arte-Scienza-Tecnologia alla Biennale Internazionale di Venezia, progetta un intervento di un suo ludoscopio da inserire sulla così detta tomba di Archimede a Siracusa. Negli stessi anni tiene diverse mostre personali tra le quali alle Gallerie Arte Struktura e Vismara Arte di Milano ed al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1987 presenta un’antologica alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Gallarate. Nel 1990, in occasione del 125° anniversario della fondazione del Politecnico di Milano, Rossana Bossaglia lo invita a presentare al C.N.R. il suo lavoro come contributo ad un simposio patrocinato dall’UNESCO per “Nuove tecnologie ed arte - radici scientifiche dell’estetica”. Inoltre è presente a rassegne sulla Patafisica e, nel 1993 a Osaka, Foundation of Culture, alla International Triennial Competition of Painting , nel 1995, a Bologna, alle mostre “Utopie della città – La città virtuale” presso palazzo Sanguinetti e “Arte e Vita Artificiale” presso il Futur Show. Nello stesso anno presenta il suo lavoro con una mostra in occasione del convegno “Arte + Scienza – Mutamenti indotti dalle nuove tecnologie nell’arte contemporanea " presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. In alcuni ludoscopi egli idea raccordi illusori che creano uno spazio plastico curvo; in altri il raccordo seminterrato è praticabile; in altri ancora, di struttura cubica, la multispazialità è data dalle fughe prospettiche all’infinito, visibili da ogni lato, che si intersecano sulle diagonali del cubo stesso. Nel 1996 realizza un mosaico tratto dalla elaborazione elettronica dell’ Annunciazione di Antonello da Messina del Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa; nello stesso anno tiene una nuova personale alla Galleria San Fedele “Percorsi comunicanti”, presentato da Marina De Stasio. Nel 1998 presenta i suoi ludoscopi durante la trasmissione RAI “1 mattina” e partecipa a Bagheria alla esposizione del “Museum” - Osservatorio dell’Arte Contemporanea in Sicilia. Nel ’99 tiene un’altra personale alla Galleria Arte Struktura di Milano, “La plasticità della luce” a cura di Andrea B. Del Guercio con interpretazioni fotografiche di Giovanni Ricci. È presente a molte altre rassegne e mostre collettive tra le quali, nel 1999 a Taegu (Corea), “99 Taegu–Milano Arts Exhibition”; nel 2000 alla XIIIa edizione della Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, (Proiezioni 2000 - Lo spazio delle arti visive nella società multimediale), a Seoul (Corea), Museo d’Arte Moderna “Brera in Corea”, Proiezioni internazionali dell’Accademia di Brera nel mondo ed a Milano, su invito di Luciano Caramel, al Rotary Club Milano Scala "Ovali Rotariani"; nel 2001 alla mostra “Materia Madre 3 - Tecnologia” a cura di Claudio Cerritelli e Massimo Bignardi presso la Fondazione Torre Colombera di Gorla Maggiore (Va); a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera “Orizzontale vs Verticale”; a Pieve di Cento (Bo) presso il Museo G. Bargellini alla mostra “Generazioni anni 30” a cura di Giorgio Di Genova. Completa nel 2002 il progetto di un’installazione mobile di un’opera archetipo a luci al neon del Teatro Greco di Siracusa, in scala 1/10; nel 2003, è presente a “Blu eventi” dell’Associazione Culturale l’Arco e la fonte di Siracusa ed a Cadoneghe (Pd) ad “Arte costruita”, dal Museo Umbro Apollonio di San Martino di Lupari a cura di Malek Pansera e Giorgio Segato. Nel 2004 tiene sue mostre personali alla Galleria Vismara Arte di Milano “La pittura e l’oggetto cinetico” ed alla Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti di Brera “Utopie della città” curate da Claudio Cerritelli. Nello stesso anno partecipa a Fabriano alla manifestazione “Nel segno della solidarietà” a cura di Di Domizio Durini e progetta l’ambientazione nella città di Siracusa di due opere scultoree in acciaio specchiante, i cui bozzetti erano già stati realizzati sin dal 1987, l’una ”Lo specchio ustorio” opera mobile dedicata ad Archimede, l’altra “Luce stellare” dedicata a Santa Lucia; è presente nel 2005 in Pennsylvania (U.S.A) alla VI Biennale d’Arte Sacra itinerante” La scala di Giacobbe”, nel 2006 alle mostre “Per i cento anni della CGIL” a Siracusa ed a Mantova ed è invitato al 45° Premio Suzzara “Il futuro della tradizione” a cura di Claudio Cerritelli ed alla mostra “Sicilia!” presso la Galleria del Credito Siciliano ad Acireale a cura di Marco Meneguzzo, a Milano a “Venti più cento” gli anni della Permanente, a Verona ad “Art Verona ’06”,stand Valmore Studio d’arte Vicenza che nel 2007 lo presenta a Vicenza con una personale retrospettiva e contemporaneamente alla MIArt 07 a Milano. Paolo Scirpa ha inoltre realizzato opere per spazi pubblici e chiese ed è presente in numerose collezioni pubbliche e private. Di recente ha realizzato con i ludoscopi di luce al neon, installazioni permanenti nella Chiesa della Madonna del Divin Pianto a Cernusco sul Naviglio, Milano, progettata dall’arch.Carlo Razzini. Nella stessa chiesa per diversi anni ha interpretato con installazioni temporanee le “direttive pastorali” del Cardinale Martini.  In un periodo eclettico come il nostro che permette anche fenomeni di rivisitazione di sé o di esperienze passate, Scirpa propone oggi i suoi percorsi prospettici di spazio–luce, recuperando il linguaggio delle sue prime denunce consumistiche o quello sperimentale del mezzo elettronico, ponendo così il fruitore dinanzi a nuove esperienze su cui riflettere. La sua ricerca tende anche ad una matericità pittorica e di spazio non più simulato ma rappresentato.

 

Vive ed opera a Milano dove ha studio in Via Federico Chopin, 99, c.p. 20141,

tel. e fax 02-57404737

e-mail:   paoloscirpa@virgilio.it  

 

 Visita:     http://www.paoloscirpa.it/

 

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